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La tassa di soggiorno in Europa: un mosaico di regole e cifre

Negli ultimi anni la tassa di soggiorno — o tourist tax — è diventata una presenza costante in gran parte d’Europa. Dalla Spagna alla Germania, dalla Francia all’Italia, quasi tutte le destinazioni turistiche applicano un contributo locale ai viaggiatori che pernottano in strutture ricettive.
L’obiettivo dichiarato è simile ovunque: finanziare servizi pubblici, infrastrutture, pulizia urbana e la promozione turistica. Tuttavia, le modalità di applicazione variano enormemente da paese a paese e, spesso, da città a città.

Differenze tra paesi e città

Francia

In Francia, la taxe de séjour è una delle più antiche d’Europa. Si applica nella quasi totalità dei comuni turistici e varia in base alla categoria dell’alloggio: da 0,20 € nei campeggi fino a 4,60 € per notte negli hotel di lusso a Parigi. Alcune città, come Parigi e Nizza, hanno introdotto una sovrattassa aggiuntiva regionale per finanziare i trasporti e la promozione turistica.

Spagna

La Spagna adotta un sistema decentrato. Le Baleari e la Catalogna hanno le imposte più note: a Barcellona, dal 2024, i turisti pagano fino a € 5,50 per notte (hotel di alta categoria). Nelle Isole Baleari (Maiorca, Ibiza, Minorca), le tariffe oscillano fra € 1 e € 4, con riduzioni per i soggiorni lunghi. I proventi finanziano progetti ambientali e sostenibili.

Italia

In Italia, la tassa è comunale e in forte crescita: da € 1 a € 10 per notte, con punte di € 25 nei resort di lusso proposte in alcune città. È applicata da oltre 1.000 comuni, tra cui Roma, Firenze, Venezia, Milano e Napoli. I fondi dovrebbero essere reinvestiti nel turismo locale, anche se spesso si discute sulla trasparenza della loro destinazione.

Germania

In Germania, la tassa prende nomi diversi: Kurtaxe (località termali o alpine) o Bettensteuer (tassa sul letto) nelle città. Gli importi sono moderati, in media da € 1 a € 3 per notte, ma alcuni comuni — come Berlino e Colonia — la calcolano in percentuale sul prezzo della camera (5%). Alcune categorie, come chi viaggia per lavoro, sono esenti.

Paesi Bassi

Ad Amsterdam, la tassa di soggiorno è fra le più alte d’Europa: 12,5% del costo della stanza per hotel e € 3 per persona per notte per campeggi. È una misura deliberatamente dissuasiva, pensata per limitare l’overtourism. Anche Rotterdam e Utrecht applicano modelli simili.

Svizzera

In Svizzera la tassa è capillare e standardizzata. La media nazionale è di CHF 2,50–4,00 per notte, ma alcune località alpine come Zermatt o Lucerna chiedono di più. In cambio, molti comuni offrono ai turisti una guest card con sconti sui trasporti o sugli impianti di risalita.

Dove non si paga (ancora)

Paesi come Regno Unito o Svezia non hanno una tassa di soggiorno nazionale, anche se Edimburgo ha già approvato la sua introduzione per il 2026. In Norvegia e Danimarca, il tema è in discussione: i governi locali valutano l’imposta come strumento per gestire l’impatto ambientale del turismo.

Tendenze future

Verso una standardizzazione europea: la Commissione UE valuta l’ipotesi di linee guida comuni per migliorare la trasparenza e armonizzare le regole.

Digitalizzazione del pagamento: sempre più città integrano la tassa nei sistemi di prenotazione online o nella piattaforma AirBnB.

Tassa “verde”: alcune località (come le Baleari o le Alpi svizzere) legano la tassa a progetti di compensazione ambientale e sostenibilità.

La tassa di soggiorno è ormai una realtà europea. Cambiano le cifre, ma il principio resta: chi visita contribuisce al mantenimento del luogo che visita.
La sfida per le città non è tanto se introdurla, ma come farlo in modo equo, trasparente e sostenibile, senza penalizzare i turisti né snaturare l’economia locale.

  • On 9 Ottobre 2025
Tags: tassa di soggiorno
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